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ALLOCTONI ? NO GRAZIE   by Ugo Cammalleri

"Alloctono" significa "non originario del posto dove vive" ed in pratica è il contrario di "autoctono" che invece sta ad indicare un essere vivente indigeno del posto, questi termini sono generalmente usati per il regno animale ma valgono ugualmente per quello vegetale. Ovviamente anche fra i nostri amici pesci esistono oggi queste "suddivisioni" (non volute da loro chiaramente), e nella maggior parte dei corsi d'acqua italiani e mondiali si possono trovare specie autoctone e specie introdotte; ora , capire l'esatta collocazione di una determinata specie in un corso d'acqua non è cosa semplicissima  e il confine tra "indigeno" e "introdotto" è molto sottile , poichè la specie "introdotta" da molto tempo e che ha proliferato sul posto diventa "nativa" e la nostra confusione in materia aumenta, e sopratutto aumenta la confusione che apportiamo nell'ecosistema acquatico e gli immancabili squilibri che volontariamente andiamo a creare; al punto tale da perdere il filo conduttore principale e sconvolgere completamente la "configurazione" originale dell'ecosistema in questione. 

Vediamo qualche esempio pratico : SILURO (Silurus glanis) famiglia : Siluridi, ordine : Siluriformi , conosciuto comunemente a livello mondiale come Wels Catfish; è considerato dai più (a ragione) il pericolo pubblico n.1 per le acque interne italiane, chiaramente il pesce non ha colpe : lui cerca di sopravvivere, la colpa è di chi , scriteriatamente lo ha immesso. Il Siluro è originario delle acque dell'est europeo (principalmente bacino imbrifero del Danubio) e dell'asia occidentale; chi ne è a favore lo descrive come un innocuo pesciolino che se ne sta li buono buono e mangia pochissimo e una sola volta al mese; chi ne è contro parla di un enorme mostro che ingoia intere barche con annessi pescatori....allora? Come al solito la verità sta in mezzo : il Siluro è un predatore con abitudini prevalentemente notturne , si nutre di pesci, vermi e anfibi ma può catturare anche piccoli roditori che si avventurino in acqua o uccelli acquatici;  non fa molta differenza se le sue prede siano vive o morte; è pesce territoriale come molti predatori, e difende la sua zona di caccia da ogni intruso. Raggiunge misure da capogiro : anche oltre i 200 Kg. , ed è , insieme all'Arapaima Gigas (Amazzonia) al Paddlefish (Nord America) e il Russian Sturgeon (Siberia) tra i "giganti" dell'acqua dolce. Dalle misure che raggiunge si desume che è un pesce longevo, infatti può superare tranquillamente i 50 anni, si riproduce (in Italia) fra Maggio e Giugno : la femmina depone circa 80000-100000 uova che successivamente il maschio feconda, è difficile per gli altri pesci "predare" le uova del Siluro poichè la femmina le protegge molto accuratamente usando il suo corpo come un "muro di cinta" e avvolgendosi intorno ad esse; si schiudono dopo circa 8 giorni e nascono degli avannotti simili ai girini che nel giro di un solo anno supereranno i 20-25 cm. Questo pesce ha un "impatto ambientale" notevole , pari alle sue dimensioni : resiste altrettanto bene in acque pulite come in acque inquinate e dovunque venga immesso (date le abitudini e le dimensioni) diventa presto "specie dominante" entrando subito in competizione alimentare con altri predatori, riducendo in primo luogo la minutaglia presente e come conseguenza anche gli altri predatori (che tra l'altro, presto o tardi diventeranno "predati"). In pratica immettere questo pesce in Italia vuol dire sconvolgere l'equilibrio dell'ecosistema alterando le catene alimentari esistenti e far sparire presto da quelle acque molte delle specie presenti da sempre in quel posto. La strada è una sola : il Siluro non deve essere presente nelle nostre acque interne già sufficientemente provate da inquinamenti , cementificazioni e altro ; la sua dannosità e invadenza per le acque Italiche è comprovata da tempo quindi è inutile discutere ancora su questo, ora è tempo di prendere provvedimenti : sanzioni salatissime, arresto e carcere per chi immetta in acque libere questi pesci ; rimozione e spostamento degli individui presenti in appositi laghetti di raccolta , si possono ipotizzare dei laghetti sportivi appositi per la pesca al Siluro, dove chi ama questo pesce potrà pescarlo ...oppure se lo vada a pescare nei suoi luoghi di origine. Non si può certo per la soddisfazione egoistica di qualcuno alterare ulteriormente un ecosistema già sufficientemente indebolito; dobbiamo adoperarci tutti per una serio "recupero delle acque" che tenda a ricostruire il più possibile la "configurazione"  originale dell'ambiente acquatico.

CARPA, AMUR &.... : Come anche questi pacifici e innocui ciprinidi....? Certo pacifici , ma non certo innocui per l'impatto ambientale in ecosistemi nuovi; tutto è relativo , bisogna vedere da che angolazione si guardano le cose : ad esempio negli Stati Uniti dove questi pesci sono stati "introdotti" i danni li hanno fatti e come ! Ho le testimonianze dirette di miei amici pescatori in Arizona : da quando sono stati introdotti questi "innocui" ciprinidi hanno sconvolto gli habitat di molte zone , come ? E' semplice : nel loro pacifico grufolare si sono limitate a distruggere completamente o quasi la biomassa vegetale subaquea quindi alghe e piante , e quindi togliendo tutti gli abituali rifugi per la minutaglia e le tane per i predatori (Bass principalmente); per avvalorare questo vi posso dire che prima catturavano circa 30 Bass a uscita , ora , se tutto va bene, ne catturano uno; è evidente lo stravolgimento di habitat portato dalle Carpe. Appare lampante allora che non è necessario essere predatori per sconvolgere un ecosistema : anche dei pacifici erbivori , inseriti nel posto sbagliato, possono danneggiare drasticamente l'habitat semplicemente perchè le loro esigenze vitali entrano in competizione con quelle delle specie già presenti, e il più debole ha la peggio. Nella quasi totalità dei casi , sono gli "autoctoni" a essere sconfitti in questa guerra per la sopravvivenza; il motivo è abbastanza semplice : le specie introdotte sono quasi sempre estremamente robuste e con notevoli doti di adattabilità ai differenti valori biochimici delle acque e alimentari. 

Vediamo ora anche qualche altro famoso "alloctono" a livello mondiale.  NORTH AFRICAN CATFISH  (Clarias gariepinus) è originaro appunto delle aree orientali del nord africa, ha delle similitudini col Siluro (pur non essendo della stessa famiglia) raggiunge delle dimensioni minori ma pur sempre notevolissime (oltre 50 Kg.) l'adattabilità incredibile a qualsiasi tipo di  acque ne fa una specie "di esportazione" per eccellenza. La sua dieta è vastissima : pesci, anfibi, vermi, crostacei, piccoli uccelli acquatici, e addirittura a volte vegetali acquatici e terrestri. Questo pesce è dotato di un organo respiratorio supplementare che gli permette temporanee escursioni fuori dall'acqua, cosa che fa generalmente di notte. Questo Claride è stato esportato in molti paesi del mondo nei vari continenti (Asia, America, Europa) ma i riscontri sono stati negativi un po' dappertutto, e quasi tutti i paesi parlano di "'impatto ambientale avverso" di questo pesce; anch'esso come il Siluro, è capace di sovvertire e sconvolgere l'equilibrio biologico di un ecosistema dove venga immesso ; questo proprio per le sue caratteristiche di di robustezza, alimentari, dimensioni e prolificità; in Germania ne è stato quasi proibito del tutto il commercio, e vietata ovviamente l'immissione in acque libere. Calcolate una ipotetica immissione di 1000 North African Catfish in un determinato corso d'acqua : bene, dato che non hanno praticamente agonisti che li possano contrastare, asseriamo con una percentuale vicina al 99% che da li a 10 anni saranno diventati oltre 30000, con i più grossi che supereranno abbondantemente i 50 Kg. E la fauna ittica autoctona che farà? Non potrà fare proprio nulla, perchè avremo irrimediabilmente (in soli 10 anni), sconvolto quel biotopo , dove probabilmente la biomassa animale sarà allora composta all'80% dai "Cat" e al 20% da qualche sopravvissuto "locale". Meditate....

MOZAMBIQUE TILAPIA : (Oreochromis mossambicus) per alcuni identificata come "Sarotherodon mossambicus". E' uno dei tantissimi Ciclidi Africani, è originario del basso corso dello Zambesi e dello Shirè, come dimensione, raggiunge e supera il Kg di peso. Come molti dei ciclidi africani è capace di grande adattabilità ambientale poichè riesce a sopportare notevoli differenze in fatto di temperatura e valori biochimici dell'acqua, oltrechè differenze di salinità; anche per quanto riguarda le abitudini riproduttive, riesce in qualche modo ad "adattarle" alle condizioni del biotopo dove si trova. La sua dieta è varia (in pratica mangia di tutto) con una lieve differenziazione a secondo dell'età : gli esemplari giovani sono prevalentemente carnivori , mentre con il passare del tempo tendono a preferire cibo a base vegetale. Anche in questo caso , la sua robustezza ne ha fatto un pesce da "esportazione", infatti anch'esso è arrivato in vari paesi del mondo; ma, anche in questo caso, la quasi totalità ha parlato di impatto ecologico negativo. E' un pesce che entra in competizione con le specie autoctone dal punto di vista alimentare e anche dello "spazio vitale" vero e proprio, essendo sufficientemente territoriale e aggressivo; sommando questo alle straordinarie caratteristiche di adattabilità e alla sua buona prolificità , abbiamo un quadro abbastanza avvilente per le specie autoctone che debbono sopportare questo "invadente" intruso, che pian pianino tende ad aumentare notevolmente la sua percentuale di presenza nel biotopo a scapito delle specie locali.

DOBBIAMO "RECUPERARE" LE ACQUE.  Questo problema ovviamente investe tutti a livello internazionale, non è di semplice soluzione, ma se mai si comincia.... Cosa intendiamo per "recuperare le acque" ? Lo abbiamo già accennato sopra : riportare il biotopo alla sua "configurazione" originale , o quanto meno il più vicino possibile ad essa. Per arrivare a questo sono necessari studi approfonditi sul biotopo in oggetto, i valori biochimici attuali dell'acqua, uno studio del passato di quel biotopo e tramite questo risalire ai valori di prima riguardanti qualità dell'acqua, popolazione animale e vegetale; e da questo poi ripartire con ripopolamenti mirati esclusivamente con specie autoctone o che sono state in passato nel posto (a condizione che gli attuali valori del biotopo lo consentano). Devono finire i ripopolamenti fatti appositamente per il business di qualcuno o per "accontentare" quelli di bocca buona che pagano la licenza, o ancora solo per tenere in piedi la parte agonistica e/o turistica della pesca , perchè produce denaro, fottendosene altamente delle problematiche ambientali. Si deve ripartire dalla minutaglia in molti posti (scardole, triotti, alborelle ecc.) che sono indispensabili nella catena alimentare di un ecosistema acquatico , inutile continuare a buttare dentro a tappeto Breme e Carassi solo perchè "fanno punteggio" o inserire gli Aspi (a che servono?) per far contento anche chi non riusciva a catturare i Cavedani nostrani, e le Tilapie ? Per dare forse un po' di "esotico" alla nostra pescata? Non ci copriamo ulteriormente di ridicolo per favore. 

Poi ci sono anche i ripopolamenti fatti a scopo sperimentale scientifico, nobile e utile dite voi? Bah.. bisogna poi vedere i risvolti pratici della sperimentazione : anche i primi studi sull'energia atomica avevano nobili finalità scientifiche, ma le prime applicazioni pratiche furono Hyroshima e Nagasaki, e il genere umano ha una certa predisposizione a sbagliare spesso le applicazioni pratiche delle teorie scientifiche....  Vorrei anche fare un piccolo riferimento agli amanti del fai da te a tutti i costi : i ripopolatori della domenica. Molti di voi sono in buona fede pensando di fare del bene all'ecosistema acquatico pescando dei pesci in un posto e portandoli in un altro :rischiate di creare danni che possono anche essere non recuperabili con interventi successivi. Prima di immettere un qualsiasi pesce in un qualsiasi ambiente provate a farvi qualcuna di queste domande : Conosco da vari anni il biotopo dove intendo immettere i pesci? Conosco le specie presenti e la loro esatta incidenza sulla biomassa totale? Conosco l'habitat subacqueo di quell'ambiente? Conosco i valori biochimici dell'acqua? Sono autoctoni i pesci che intendo immettere? La specie che immetterò è già presente in quel biotopo ? Se non sapete rispondere in maniera corretta e con assoluta certezza a tutte queste domande, evitate di fare danno.

Voglio chiudere questa lunga chiacchierata ricordando a tutti che : qualsiasi specie alloctona introdotta in un biotopo è dannosa e provoca squilibri ambientali, che possono essere lievi o gravi a secondo della specie ma in ogni caso si vanno ad alterare gli equilibri naturali; l'uomo ha la presunzione di "correggere" la natura, senza sapere che il solo ad aver bisogno di correzioni e modifiche è proprio lui.

 

A presto sempre su ALIVE WORLD e LA MIA PESCA !     Ugo Cammalleri      

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